mercoledì 2 aprile 2014

Una vita fa...

Una vita fa la giornalistadiserieb viveva senza troppi pensieri. Aveva fiducia nel suo presente, non si interrogava troppo sul suo futuro ed era capace di affidarsi completamente alle persone che incontrava. Chi avrebbe potuto ingannarla e a che scopo?

Ma cosa più importante di tutte, una vita fa, la giornalistadiserieb era capace di aggiornare il suo blog quotidianamente. Non c'era giornata che non venisse trascritta sulle sue pagine virtuali, non c'era avvenimento che non valesse la pena (ovviamente per lei, sia ben chiaro) di finire in rete nero su bianco. Poi, però, l'incantesimo si è rotto.

Nella sua testa ronzano troppi pensieri confusi, troppe informazioni sparse che non possono ancora essere raccontate. Anche se ci sono giorni in cui vorrebbe urlare al mondo (sì, qui c'è un pizzico di megalomania) la sua verità. Ecco oggi è uno di quei giorni.

Ma poi si ricorda che la verità non va mai urlata. Che per tutto ci sarà modo e tempo.

E così, la giornalistadiserieb aspetta pazientemente che la magia ritorni, insieme alla voglia di aggiornare questo blog. Perché se c'è una cosa che alla sua tenera età (e molto prima di Jep Gambardella) ha capito di non avere più tempo per fare le cose che non ha voglia di fare...

Una vita fa la giornalistadiserieb viveva senza troppi pensieri. Aveva fiducia nel suo presente, non si interrogava troppo sul suo futuro ed era capace di affidarsi completamente alle persone che incontrava. Chi avrebbe potuto ingannarla e a che scopo?

sabato 22 febbraio 2014

La busta bianca

Questo è uno dei post più difficili che ho mai scritto. Perché tutta questa storia non l'ho ancora capita e superata e non so quanto ancora ci vorrà. Ed è per questo che oggi sono solo io, Valeria, nessuna giornalistadiserieb dietro cui nascondermi...

Tutto inizia con una lettera consegnata a mano qualche giorno fa. Sulla busta bianca sono stati scritti il mio nome e il mio cognome, dentro ci sono solo poche righe, una richiesta informale e un paio di vecchie, per non dire vecchissime, fotografie. In una di queste sono ritratti due bambini, anzi un bambino e una bambina, che sorridono e giocano in uno splendido mare limpido di tanti anni fa. Un ricordo d'infanzia, una sorta di "scatto di famiglia" e soprattutto familiare. Non credevo che questo sarebbe stato l'epilogo.
Vi dico subito, e senza vergogna alcuna, che appena le ho viste ho pianto. Tanto. Tutte le lacrime interrotte, quelle che non ero riuscita a tirar fuori in questi mesi, hanno avuto la meglio su di me, e per una che ha già di suo le lacrime facili, lasciatevi dire che non è stato un bello spettacolo.

Paolo, ovvero l'ormai famosissimo maritoultimaruotadelcarro, non potrà fare a meno che confermare tutto. Lui c'era. C'era il giorno della lettera, come c'è stato sempre in questi ultimi mesi quando una delle mie amicizie più importanti, la persona a cui avevo affidato le mie paure e le mie speranze, il mio "migliore amico" (per usare un termine adolescenziale che in questo caso ci sta tutto) ha preso un'altra strada.
O, forse, sono stata io a imboccarla una strada diversa. Ma in fin dei conti, chi ha scelto per primo è ininfluente. Ciò che conta è il risultato e il risultato è lontananza.
Ma non ne voglio fare un dramma. Le persone si incontrano e percorrono un pezzo di vita insieme. Da parte mia so che non è stato tutto inutile. Ci sono tante cose che mi ha insegnato, anche non volendo. Come avere maggiore cura di me stessa e delle mie opinioni. Del mio tempo e delle mie priorità. Che il whiskey torbato è il più buono e che se lasci il carrello incustodito all'Ikea per qualche minuto non te lo ruba nessuno (ovviamente a meno che non ci sia la borsa dentro)...

Bisogna crescere a un certo punto. Verissimo. Meglio farlo con chi, anche se sta male, non vuole far stare male te.

Questo è uno dei post più difficili che ho mai scritto. Perché tutta questa storia non l'ho ancora capita e superata e non so quanto ancora ci vorrà. Ed è per questo che oggi sono solo io, Valeria, nessuna giornalistadiserieb dietro cui nascondermi...

lunedì 10 febbraio 2014

Elogio della domenica

Quando la giornalistadiserieb era solo una ragazzotta non le piaceva la domenica.
Era una giornata triste, quasi sempre solitaria, che passava per lo più in casa a leggere o ad annoiarsi davanti la televisione (l'epoca di Internet era ancora lontana ahimè).
Ora la domenica è in assoluto il giorno che, chi scrive, preferisce. Non perché lo passi chissà dove o a fare chissà cosa.

Anzi, diciamo che probabilmente il modus vivendi è rimasto la stesso.
Ma casa, libri, tv, pigiama, bambini e coccole sono tutto ciò che lei desidera. Soprattutto dopo le ultime settimane (se non vogliamo dire mesi).
Perché casa, libri, tv, pigiama, bambini e coccole (senza dimenticare un po' di "sano" Facebook) sono tutto ciò che la fa sentire al sicuro.
E se c'è una cosa che la giornalistadiserieb ha davvero bisogno di acquisire è la sicurezza in se stessa, per riuscire finalmente a crescere, nonostante i quasi 39 anni suonati.
Chissà se un giorno sarà capace di alzarsi in piedi e rispondere a tono a tutti quelli che non la rispettano nel momento esatto in cui ciò avviene. Senza gli inevitabili lacrimoni che odia, senza poi doverci scrivere post liberatori sopra. E tutta quella buona educazione che non le permette mai di essere incisiva per il timore di offendere il prossimo...

Quando la giornalistadiserieb era solo una ragazzotta non le piaceva la domenica.
Era una giornata triste, quasi sempre solitaria, che passava per lo più in casa a leggere o ad annoiarsi davanti la televisione (l'epoca di Internet era ancora lontana ahimè).
Ora la domenica è in assoluto il giorno che, chi scrive, preferisce... e non perché lo passi chissà dove o a fare chissà cosa!

domenica 2 febbraio 2014

La maggioranza

Ci sono ancora giorni in cui la giornalistadiserieb se lo dimentica... Eppure la maggioranza ha sempre ragione! E quindi? Niente, giusto per ricordarselo...



domenica 26 gennaio 2014

Sul divano rosso


Strano come, a volte, le cose che ci circondano possano apparire più piccole. Forse dipende dallo stato d'animo in cui ci si trova, più che da una reale misurazione fisica.

Ad esempio, in questi giorni, la casa della giornalistadiserieb sembra diventata minuscola. Soprattutto durante le visite dei possibili nuovi proprietari. Già, perché lei e il maritoultimaruotadelcarro, nonché i due giovani eredi, sono in procinto di vendere il delizioso appartamento su due livelli in cui abitano da circa 10 anni per poi traslocare verso altri lidi. E, malgrado sia stata una decisione pensata e ponderata, lei sente già la nostalgia di questo luogo che li ha visti crescere e consolidare la famiglia.
La nostalgia l'aveva già provata per la loro prima casa, quella con le porte bianche e blu dipinte quando era solo una ragazza piena di belle speranze. Oggi, però, suo malgrado è diventata grande e non c'è più spazio per la paura dell'ignoto.
Eppure, appena gli acquirenti varcano la sua soglia, ogni stanza sembra rimpicciolire e lei si sente quasi un'intrusa. Tutte queste persone invadono il suo spazio, il suo rifugio, difficile scacciare via quella sensazione e sorridere stringendo le loro mani.
Qui sono successe tante cose e sono passate tante persone. Alcune belle, altre meno.
Chiacchiere, risate, pianti, discussioni, urla, confessioni e abbracci si sono alternati sul suo vecchio divano rosso.

Magari un giorno nella nuova casa ce ne sarà uno più grande. Magari sarà più accogliente e meno rosso. Chissà se la giornalistadiserieb ci starà comoda allo stesso modo...

Strano come, a volte, le cose che ci circondano possano sembrare piccole. Forse dipende dallo stato d'animo in cui ci si trova, più che da una reale misurazione fisica.

domenica 12 gennaio 2014

Confessioni di una giornalistadiserieb pentita

Negli anni di questo blog e, soprattutto, di quello precedente (continuo a ripetere che Splinder sei e sarai sempre nel mio cuore, sigh...) ho capito una cosa importante: il nome che ho scelto per raccontare di me è completamente sbagliato.
Eppure, a quel tempo, se non erro era il lontano 2009, "giornalistadiserieb" mi era sembrata un'ottima idea. Volevo descrivere senza freni e senza remore le mie avventure/disavventure nel mondo del lavoro, di quel lavoro che sognavo fin da bambina e che, un po' per mie scelte di vita, un po' perché la realtà è sempre ben diversa dalla fantasia, non ha mai preso la forma che speravo.
Ma queste pagine virtuali non sono mai servite per compiangermi. Anzi.
Ringrazio quelli che nel tempo mi hanno detto che io non sono di "serie B" e che dovrei cambiare nome, ma non è per ricevere complimenti (comunque sempre ben graditi, sia chiaro) che mi chiamo così. 
Forse sarebbe meglio un "freelancenellanima" o un per niente modesto "giornalistadiserieA", ma chi mi conosce almeno un po' sa che sono un'inguaribile abitudinaria e che mi affeziono anche a una suoneria del cellulare, figuriamoci al blog.
Quando scrivo, ormai sempre più raramente (e un giorno, forse, riuscirò anche a spiegare il perché) lo faccio per sfogarmi, per ripristinare il giusto ordine delle cose e nella maggior parte dei casi per ironizzare su ciò che mi capita, sulle persone che conosco e che si prendono troppo sul serio e che a me fanno sorridere.
Forse non sempre ci riesco, ma se non altro l'intenzione è nobile.
Di recente, ad esempio, mi è capitato di intervistare uno dei belloni della tv nostrana e vederlo dal vivo non è stato come me lo aspettavo. Ma è ovvio che, per forza di cose, soprattutto se voglio continuare a pagare il mutuo e le bollette, non potrò mai dire cosa penso realmente e a piene lettere della sua capacità di recitare (che poi "capacità" è già una parola grossa di per sé).
Ecco "giornalistadiserieb" significa proprio questo: il fatto che la professione che svolgo non esiste, né come la immaginavo prima da bambina né come poi da ragazzotta, se non per rarissimi casi più che fortunati.
E, sebbene oggi la mia attività è considerata, da me in primo luogo, velleitaria e piuttosto inutile (soprattutto se l'obiettivo è raggiungere la pace nel mondo) non mi sento sminuita come persona e sono piuttosto consapevole delle mie abilità scrittorie.
Che poi, per carità, non vincerò mai il Pulitzer, ma nemmeno il Premio Cane (oddio, quello in realtà una volta l'ho vinto, ma si trattava di una competizione canora al karaoke).
Poi, certo, ho anche io i limiti professionali e personali, soprattutto quando si tratta di capire cosa le persone vogliano realmente da me.
Ma, questa (forse) è un'altra storia...